Intelligenza artificiale: 8 italiani su 10 chiedono di utilizzarla in medicina

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Il 58% degli italiani ripone nelle nuove tecnologie la speranza di snellimento dei processi e miglioramento dell’accesso alle prestazioni sanitarie, mentre per il 47% il digitale rappresenta la possibilità di poter ridurre l’errore umano

Computer, tecnologia, futuro e innovazione sono le parole che gli italiani associano alla IA, intelligenza artificiale. Il 95% pensa che nei prossimi 10 anni le tecnologie digitali potranno migliorare la vita delle persone e circa il 30% che potranno essere utili per la prevenzione, la diagnosi e il monitoraggio delle malattie. Il 53% pensa che con IA si possa avere una diagnosi più veloce e basata su dati più precisi. Ma una parte teme la perdita di contatto umano e la mancanza di esperienza del medico. Un dato su tutti: quasi 8 italiani su 10 auspicano che l’IA possa trovare maggiore applicazione in ambito medico. È il quadro che emerge dall’indagine “Italiani, salute digitale e Intelligenza Artificiale” di Eikon, presentata durante la premiazione dei vincitori della ottava edizione dei tre bandi di concorso promossi da Gilead in Italia nell’ambito dell’infettivologia e dell’oncoematologia: Fellowship Program, Community Award e Digital Health Program. E un premio speciale all’etica dedicato alla memoria dell’infettivologo Mauro Moroni.

I progetti

Dalla prima edizione dei bandi nel 2011, sono stati quasi 400 i progetti premiati, selezionati da commissioni giudicatrici indipendenti tra gli oltre mille presentati. E sono stati erogati oltre 9 milioni di euro per la loro realizzazione. Di questi, un milione e settecentomila euro sarà messo a disposizione quest’anno per i 66 vincitori. «Siamo orgogliosi di confermare per l’ottavo anno consecutivo il nostro sostegno alla ricerca e all’associazionismo italiano, promuovendo la realizzazione di progetti a forte contenuto di innovatività – dichiara Valentino Confalone General Manager di Gilead Italia. Gilead ha una profonda vocazione all’innovazione: la nostra ricerca ha reso disponibili terapie all’avanguardia che hanno cambiato il corso di patologie come l’HIV e l’HCV. Con i bandi vogliamo portare l’innovazione “oltre il farmaco”, in ambito medico-scientifico, sociale-assistenziale e tecnologico». App e sistemi di intelligenza artificiale, reti informatiche a supporto dell’attività del medico e siti di informazione sulle patologie infettive. Sono solo alcuni dei progetti realizzati grazie al Digital Health Program.

L’indagine

«Iniziative come il Digital Health Program – commenta Eugenio Santoro, Ricercatore del Laboratorio di Informatica dell’IRCCS Istituto Mario Negri di Milano e Coordinatore della Commissione giudicatrice del bando – rappresentano un sostegno importante e di qualità per lo sviluppo della digitalizzazione in ambito medico sia per le risorse messe a disposizione sia per l’attenzione nella selezione dei progetti basata su criteri ben precisi tra i quali l’innovatività e la solidità scientifica». L’immagine che emerge dall’indagine, che ha coinvolto mille italiani tra i 18 e i 65 anni, è che sono ottimisti sul connubio tra salute e innovazione. Il 90% ritiene che le tecnologie digitali abbiano migliorato la vita, percentuale che sale addirittura al 95% quando viene chiesto se le tecnologie continueranno a farlo anche in futuro. Il 9% di scettici, che crede che finora non ci siano stati miglioramenti, si riduce a un 4% quando si parla del futuro. Il 39% del campione intervistato ha indicato che gli piacerebbe vivere in un mondo in cui la maggior parte dei bisogni di salute è gestita dalle nuove tecnologie. «Fiducia e ottimismo sono i sentimenti maggiormente rappresentati quando parliamo di innovazione e salute – spiega Cristina Cenci di Eikon – la tecnologia digitale è percepita come uno strumento potente per migliorare la sanità: dai servizi alle prestazioni, minimizzando i tempi e gli errori».

Le aspettative

Lo dimostrano anche i dati: il 58% degli italiani ripone nelle nuove tecnologie la speranza di snellimento dei processi e miglioramento dell’accesso alle prestazioni sanitarie mentre per il 47% il digitale rappresenta la possibilità di poter ridurre l’errore umano. Le aspettative maggiori sull’utilità delle tecnologie digitali per la salute vengono riposte soprattutto nel monitoraggio della malattia (33%), mentre subito dopo vengono indicate la diagnosi delle malattie (25%) e la facilitazione nella vita quotidiana. Gli italiani si confermano grandi amanti dello smartphone (89%). Segue l’utilizzo del computer (87%), mentre il tablet si distacca ampiamente da questi numeri (5%). Per comunicare con il medico si usano ancora canali tradizionali, come andare in ambulatorio o telefonare, ma pare esserci apertura verso altri: WhatsApp, per esempio, ha superato l’utilizzo dell’email nella comunicazione con il medico.
Fonte: Corriere Salute

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